La cesteria dell’appennino pavese. Patrimonio, comunità e futuro.

Un progetto per la rivitalizzazione dell’arte dell’intreccio in Oltrepò pavese

Il territorio appenninico custodisce un patrimonio culturale immateriale di grande valore, fatto di usi, costumi, tecniche artigianali e saperi tramandati per generazioni. Questo patrimonio, simbolo di una forte identità culturale, è oggi in graduale declino a causa dello spopolamento, dell’invecchiamento della popolazione e dell’oblio. La pratica della cesteria ne è un simbolo: rappresenta non solo un’abilità tecnica, ma anche la resilienza e l’identità delle comunità. Da qui nasce l’urgenza di intraprendere azioni concrete per salvaguardare, rivitalizzare e ritrasmettere questo sapere alle nuove generazioni. Come sottolineano le Linee guida dell’ICPI, “Riconnettere i custodi di questo sapere ai luoghi e trasmetterlo alle giovani generazioni è essenziale”. Inserito nel progetto nazionale di “Sperimentazione delle Linee guida per la tutela del patrimonio culturale demoetnoantropologico e immateriale” promosso dall’Istituto Centrale per il Patrimonio Immateriale (ICPI), si fonda su un accordo tra ICP e Sabap MB-PV.

Si articola nei seguenti obiettivi:

  • rivitalizzazione e trasmissione: far rinascere la pratica della cesteria e i suoi valori culturali;
  • partecipazione comunitaria: coinvolgere attivamente la popolazione nella riappropriazione del proprio patrimonio materiale e immateriale;
  • valorizzazione dell’identità: promuovere la cesteria come espressione dell’identità della comunità;
  • creazione di rete: mettere in connessione saperi, pratiche, persone e luoghi;
  • sviluppo socio-economico: avviare un processo di riconoscimento del valore di questo sapere, gettando le basi per una futura filiera economica.
  • coinvolgimento dei giovani: ampliare la “comunità di pratica”, attirando le giovani generazioni.

Il progetto guarda al futuro con l’idea della creazione di un centro di formazione permanente nell’area. Questo centro potrebbe:

  • formare “facilitatori dell’apprendimento” per diffondere l’arte dell’intreccio;
  • sperimentare la coltivazione del salice per garantire la materia prima, coinvolgendo anche la scuola locale di agraria;
  • avviare uno studio sulle varietà di salice ed altri arbusti utilizzati nell’intreccio per identificare e selezionare le antiche “qualità” utilizzate nel passato e che oggi rischiano di scomparire;
  • divenire un polo di attrazione culturale e un motore di sviluppo sostenibile per l’Oltrepò.

Referente del progetto: arch. Renata Demartini, RAF patrimonio demoetnoantropologico